Pini domestici e cocciniglia tartaruga: cosa succede in autunno e in inverno?

Orlando Vezzoli (dottore, smarTrees srl), Riccardo Paganini (forestale, smarTrees srl)

La cocciniglia tartaruga nel periodo tra autunno e inverno

La cocciniglia del pino, almeno nel sud Italia, compie tre / quattro generazioni e sverna come femmina adulta. Questo significa che maschi e neanidi (forme giovanili) ancora presenti sugli alberi alla fine dell’anno, finiscono con il morire in occasione dei primi freddi invernali. In realtà uno studio americano precisa che, nei climi temperati come il nostro, le femmine svernano ad uno stadio ancora immaturo, ma già fecondate.

Da molti punti di vista questa è decisamente una pessima notizia. Il perché è presto detto: al primo innalzamento delle temperature a primavera, il parassita è subito pronto a liberare la generazione di giovani neanidi, colonizzando le piante ospiti a tempo di record!

In autunno quindi possono essere deposte uova anche se non avranno molto futuro poiché, come visto, gli insetti nati in quest’ultima generazione moriranno velocemente; mentre in inverno non verranno deposte nuove uova. La deposizione delle uova ricomincerà quindi solo a primavera. Non solo. Dai primi studi condotti in Italia è emerso che il numero di uova deposte da una femmina è molto più alto in primavera che durante le successive generazioni nel resto dell’anno. Il picco di infestazione quindi si raggiunge a cavallo dei mesi di maggio e giugno. Questo è il periodo in cui si verificano i danni maggiori.

spesso manicotto di femmine di cocciniglia tartaruga in autunno

In sostanza quindi le cocciniglie tartaruga si nutrono della linfa e questa attività rallenta fino a cessare completamente nei mesi invernali. Ciò avviene non solo per le basse temperature (mal sopportate dalla cocciniglia), ma anche perché verso la fine dell’anno le piante ospiti cominciano a rallentare la propria attività vegetativa raggiungendo una condizione paragonabile a quella degli animali che vanno in letargo.

I pini domestici

In autunno la radiazione solare diventa sempre meno intensa col passare del tempo. La temperatura si abbassa e le attività di fotosintesi e di traspirazione degli alberi diminuiscono.

Il flusso linfatico interno agli alberi rallenta perché tutti i processi metabolici rallentano. Poca traspirazione dalle foglie, drastica riduzione della produzione di nuovi tessuti e quindi minore necessita di “succhiare” acqua dal terreno.

La linfa negli alberi viaggia veloce e in grandi quantità nuovamente solo in primavera, proprio perché c’è la necessità di rimettere in moto tutto il sistema albero. Questa grande attività viene favorita dall’intensa radiazione luminosa e dal terreno bagnato dalle frequenti piogge.

Ovviamente vi sono differenze tra le specie vegetali, ma come concetto generale si può affermare che le piante hanno scelto (dal punto di vista evolutivo) di superare i mesi invernali riducendo al minimo lo sforzo e le energie spese. Ciò come detto, unitamente alle condizioni ambientali, finisce con l’influenzare inevitabilmente anche le abitudini dei parassiti.

L’endoterapia si può fare anche in inverno?

E’ bene chiarire subito che durante l’inverno non si eseguono trattamenti endoterapici! Come visto fino ad ora sia la pianta ospite che il parassita non sono in attività.

La primavera è solitamente il periodo migliore per eseguire l’endoterapia (non solo sul pino domestico) per molte delle ragioni ambientali e climatiche descritte in precedenza. Per quello che riguarda le condizioni ambientali si può affermare che più la pianta ospite è in attività e più facile ed efficace la somministrazione e migliore sarà l’assorbimento del fitofarmaco.

In primavera inoltre compare la prima generazione di cocciniglia del pino, vale a dire che le uova deposte dalle femmine svernanti si schiuderanno e le ninfe (ultimo stadio giovanile), le quali sono mobili, cominceranno a cercare il luogo adatto per ancorarsi. Intervenire in questo periodo significa risparmiare all’albero tutti i danni dovuti alle attività delle successive generazioni di cocciniglia.

In alcune situazioni, soprattutto quando l’infestazione non è stata contenuta prima, può essere utile intervenire fino alla tarda estate, eliminando magari l’ultima generazione, oppure addirittura in autunno, nel tentativo di ridurre la popolazione di femmine adulte svernanti. L’obiettivo in questo caso è di ottenere una ripartenza rallentata nella stagione vegetativa successiva.

Potatura fitosanitaria autunnale per aiutare i pini

In autunno è possibile intervenire con una leggera potatura fitosanitaria.

L’intensità del taglio deve essere contenuta e l’intervento non si deve limitare “ad alzare” la vegetazione, ma deve mirare ad aumentare la permeabilità della chioma alle correnti d’aria.

Ciò permetterà ad aria e luce di penetrare meglio all’interno nella chioma, rendendo il microclima più sfavorevole alla colonizzazione e alla proliferazione della cocciniglia tartaruga.

La potatura è uno strumento di gestione ed “indirizzo” molto importante, che troppo spesso però viene attuata in modo errato per epoca, tecnica o intensità. Proprio perché l’impatto sull’albero di è elevato, è facile che si traduca in un’ulteriore causa di stress. In sostanza sbagliando potatura si faciliterà l’attività di aggressione dei parassiti perché di fronte a piante ospite già debilitate.

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