Pini di Roma e cocciniglia

Perché i pini di Roma stanno seccando?

di Riccardo Paganini (forestale, smarTrees srl)

La storia sembra ripetersi … Qualche anno fa abbiamo visto nelle nostre città seccare migliaia di palme. Allora la causa era un insetto dal nome complicato: il “rincoforo”; un insetto venuto dall’Asia, che non ha trovato predatori naturali. In condizioni climatiche ottimali ha avuto inoltre la possibilità di diffondersi velocemente e distruggere un numero impressionante di palme. Oggi purtroppo stiamo vedendo lo stesso risultato sui pini di Roma e stiamo iniziando a valutare i danni causati.

Chi sta uccidendo i pini di Roma?

Un insetto dicevamo; ovviamente chi uccide i pini di Roma non è lo stesso delle palme, che abbiamo imparato a conoscere e di cui abbiamo letto tanto sui giornali. In questo caso si tratta di una cocciniglia, un insetto molto più piccolo del rincoforo delle palme, ma estremamente più pericoloso per la sua grandissima capacità di riprodursi e per l’elevato numero di piante potenzialmente ospiti presenti a Roma e in molte altre città italiane.

La cocciniglia (il nome scientifico coretto è Toumeyella parvicornis) responsabile di questo attacco si chiama comunemente “cocciniglia tartaruga” o “cocciniglia dei Caraibi”. Questi nomi comuni derivano in realtà dalla sua forma e dai disegni sullo scudo che ricordano quelli di una tartaruga e dalla sua provenienza originaria (zona sud-orientale del Nord America e Caraibi appunto).

Le sue dimensioni sono ridotte, un adulto arriva a misurare 4 o 5 millimetri. Come può un insetto così piccolo fare danni così gravi su alberi che sono alti anche 25 metri? La sua presenza richiede la massima attenzione perché in un solo anno si sviluppano 4 generazioni ed ogni femmina riesce, ad ogni generazione, a deporre fino a 500 uova!!! Numeri impressionanti, che ci aiutano a capire come sia facile e veloce la diffusione di questo temibile nemico dei nostri pini.

Come si riconosce se un pino è colpito?

Per fortuna è possibile accorgersi che un albero è attaccato dalla cocciniglia molto tempo prima che la pianta inizi a seccare. Bisogna abituarsi a guardare più spesso gli alberi, in modo critico e soprattutto …. alzando il naso verso l’alto!

Una chioma sana (così come succede per il pelo degli animali) sarà lucente, brillante, sicuramente non pallida o opaca, né tendente al verde giallognolo. Un sintomo che ci rivelerà facilmente la presenza dell’ospite sgradito sarà poi la presenza sulle grosse branche che sorreggono la chioma e sui rami più bassi della chioma stessa, di una patina nerastra che conferisce una generale aspetto “sporco”. Infine una conferma definitiva della presenza della cocciniglia dei Caraibi su un pino si ha osservando semplicemente l’area sotto la chioma dell’albero. Sotto le piante colpite è facile trovare pavimenti, siepi e oggetti vari bagnati e imbrattati da una sostanza appiccicaticcia particolarmente sgradevole. Si tratta di melata, che viene prodotta dalle cocciniglie stesse. Se c’è lei vuol dire che ci sono cocciniglie che si stanno nutrendo sulla chioma.

Cosa posso fare per salvare i miei alberi?

Una volta che ci si è resi conto di avere il problema della cocciniglia nel proprio giardino, proprio come sul resto dei pini della Capitale, la prima domanda che sorge inevitabilmente è: ora cosa faccio?

Innanzi tutto è bene considerare che oltre alla perdita di qualcosa dal grande valore affettivo, il dover abbattere alberi morti implica dover chiedere autorizzazioni. Sarà inoltre necessario farsi carico di spese rilevanti per l’abbattimento e per la sostituzione dell’albero perso, oltre all’enorme scomodità di dover fare a meno dei benefici derivanti dalla presenza dell’albero stesso per numerosi anni (ombra, fresco, privacy, etc).

E’ quindi fondamentale agire e farlo velocemente. Prima si interviene e maggiori sono le percentuali di successo. In sostanza prima si aiutano i nostri pini a liberarsi da questo parassita e prima le nostre piante riusciranno a recuperare forze e capacità di difesa.

Rivolgetevi a professionisti in grado di analizzare il vostro problema e decidere la migliore strategia da adottare. L’intervento non è sempre lo stesso, diffidate da chi vi dice che basta semplicemente fare un trattamento chimico. E’ necessario stabilire a che punto del ciclo si trova il parassita, qual è il vigore vegetativo dell’ospite, analizzare il contesto, verificare la presenza di altri alberi colpiti nelle vicinanze, valutare la possibilità di un intervento in lotta biologica, studiare le caratteristiche del sito per scegliere la soluzione più economica, che allo stesso tempo garantisca le migliori percentuali di successo.

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