LA COCCINIGLIA TARTARUGA DEL PINO

TOUMEYELLA PARVICORNIS:
COSA È? QUALI SONO I SINTOMI E QUALI  DANNI ARRECA?

La cocciniglia tartaruga del pino, Toumeyella parvicornis, è un insetto originario dell’America del Nord di recente introduzione in Italia. Negli Stati Uniti la cocciniglia tartaruga è diffusa negli stati centro orientali dove frequentemente rappresenta una minaccia per le giovani pinete e le coltivazioni di alberi di Natale. La sua presenza è accertata anche nel Canada centro-orientale e in Messico. Nel 2005 poi è stata introdotta anche nell’area caraibica.

Nell’areale di origine è un parassita che si adatta a nutrirsi di numerose specie di Pinus

E’ importante notare come nei climi più freddi la cocciniglia tartaruga abbia una sola generazione all’anno, a latitudini intermedie (Maryland, Virginia e North Carolina) può avere due generazioni all’anno che possono arrivare fino a quattro negli Stati Uniti meridionali. Nei Caraibi le generazioni si susseguono durante tutto l’anno. Siamo quindi di fronte ad un insetto molto adattabile per numero di specie attaccate e condizioni climatiche in cui riesce a sopravvivere e proliferare.

In Italia questa temibile cocciniglia è stata segnalata per la prima volta nell’autunno del 2014 in Campania (Napoli per la precisione) dall’equipe del Prof. Garonna dell’Università di Napoli Federico II. I primi ritrovamenti nel quadrante sud di Roma invece risalgono solo al 2018.

SPECIE COLPITE IN ITALIA dalla cocciniglia tartaruga del pino

Abbiamo visto come la cocciniglia tartaruga del pino sia una specie estremamente adattabile, che attacca molte specie arboree. In Italia la specie preferita, e quella su cui i danni fatti dalla Toumeyella sono maggiori, è senza dubbio il pino domestico (Pinus pinea).

Anche il pino marittimo (Pinus pinaster), il pino nero (Pinus nigra) e il pino silvestre (Pinus sylvestris) sono suscettibili alla cocciniglia, mentre il pino d’Aleppo (Pinus halepensis) sembrerebbe essere meno suscettibile.

DANNI

L’abbondante produzione di melata, con successiva formazione di fumaggine, riduce la capacità fotosintetica delle foglie, determina filloptosi anticipata e ridotta o mancata crescita dei getti annuali. I pini, nel giro di alcuni anni, con chiome ridotte a pochi ciuffi apicali, diventano altamente suscettibili a fattori di stress abiotico (ad esempio la siccità) e biotico (altri parassiti).

Di particolare gravità è l’azione combinata della cocciniglia tartaruga con quella del blastofago del pino (Tomicus destruens), piccolo coleottero xilofago. Nella maggior parte dei casi gli esemplari visibilmente provati arrivano velocemente a morte. In ambiente urbano le infestazioni di Toumeyella sono causa di forte disagio per i residenti e per i fruitori del verde urbano, poiché melata e fumaggine imbrattano e deturpano superfici, manufatti e relativi spazi ricreativi sottostanti le chiome dei pini.

NEANIDI

femmina della cocciniglia del pino

FEMMINA

SINTOMI

Durante le primissime fasi di infestazione i sintomi non sono facilmente identificabili con l’ispezione visiva da terra. 

Quando la popolazione di cocciniglia inizia a crescere in maniera esponenziale, invece i sintomi diventano facilmente individuabili. Si riporta di seguito una sintesi dei principali sintomi rilevabili sulle chiome.

Fumaggine della cocciniglia del pino

FUMAGGINE

melata della cocciniglia del pino

MELATA

MORFOLOGIA E CICLO BIOLOGICO della cocciniglia tartaruga del pino

T. parvicornis è un insetto ovoviviparo quindi le uova non vengono deposte all’esterno dalla femmina adulta fecondata, ma rimangono al suo interno fino a schiusura completata, quando fuoriescono i primi stadi giovanili (cosiddette neanidi). Le neanidi sono di colore arancione rossastro, piatte e di forma ovale, quasi invisibili a occhio nudo, sono dotate di sei zampe. 

Non appena deposte tendono ad allontanarsi dalla madre spostandosi sull’albero in cui sono state deposte e anche spostandosi su quelli adiacenti quando le chiome si intrecciano o grazie all’azione del vento. Proprio l’azione del vento può facilitare la dispersione anche su alberi lontani qualche chilometro da quelli infestati. L’uomo da sempre è un vettore involontario e molto importante. Permette la colonizzazione di aree molto distanti tra loro (dall’America all’Europa in questo caso) o più semplicemente il trasporto da una via ad un’altra, da un quartiere a quello adiacente.

Raggiunta una nuova chioma (preferibilmente sui germogli dell’anno), il giovane insetto si fissa sul substrato tramite l’apparato boccale pungente-succhiante, mentre le zampe si atrofizzano (di fatto le uniche forme mobili dalla cocciniglia sono le giovani neanidi ed i maschi alati).

Man mano che gli insetti si sviluppano si cominciano ad evidenziare delle differenze morfologiche tra individui di sesso maschile e quelli di sesso femminile. 

I maschi, con lo sviluppo, tendono ad assumere una forma allungata e si ricoprono di una secrezione bianca (follicolo). Raggiunta la fase adulta il maschio, alato e maturo sessualmente, sfarfalla e inizia a spostarsi alla ricerca della partner femminile matura con cui accoppiarsi. 

Gli individui della linea femminile, invece, continuano ad ingrossarsi fino al raggiungimento di una forma semisferica di diametro di circa 4 mm che, a maturità completa, presenterà delle caratteristiche macchie scure sul dorso che è di colore marrone-rossastro (aspetto che ricorda vagamente e giustifica il nome “tartaruga”). Ciascuna femmina depone tipicamente alcune centinaia di uova (fino a 500 – 700).

Generalmente il ciclo uovo-adulto dura circa 9-10 settimane, ma spesso le generazioni si accavallano dalla seconda in poi, rendendo così presenti praticamente tutti (o quasi) gli stadi fenologici (vitali) contemporaneamente.

La cocciniglia passa l’inverno come femmina immatura. In primavera, quando le condizioni climatiche divengono favorevoli, le femmine iniziano nuovamente la loro attività e si sviluppano in individui adulti.

APPROCCIO INTEGRATO SMARTREES

Quando affrontiamo un problema di natura fitosanitaria noi di Smartrees partiamo sempre dalla verifica dettagliata degli alberi oggetto di intervento e dell’analisi del contesto in cui sono situati.
Per cui viene sempre effettuata una indagine approfondita dello stato vegetativo degli alberi, di eventuali peculiarità del sito d’impianto e dei dintorni. Chiaramente viene valutato anche il grado di infestazione degli alberi presenti ed in generale la diffusione del parassita negli ambiti limitrofi. Spesso prima di procedere, quando le condizioni lo richiedono, gli interventi veri e propri vengono anticipati da una indagine conoscitiva dettagliata sulle chiome con l’ausilio di piattaforma aerea.

Solo dopo aver raccolto tutte le informazioni necessarie viene redatto un vero e proprio piano di lotta finalizzato da una parte a migliorare lo stato vegetativo degli alberi trattati (con le varie strategie di lotta agronomica) e dall’altro a contenere la popolazione del parassita.

Eseguiamo interventi nel pieno rispetto della normativa vigente e dell’Ambiente. Oltre ai trattamenti fitosanitari endoterapici, eseguiamo somministrazioni localizzate di nutrienti, attivatori delle autodifese, funghi saprofiti e simbionti, alghe, etc mediante l’uso di pali iniettori per l’arricchimento della rizosfera, valutiamo l’opportunità di ricorrere al lancio di predatori naturali. Promuoviamo le cure colturali e agronomiche più appropriate, finalizzate al contenimento del parassita e mirate al miglioramento delle condizioni di vegetazione degli alberi colpiti. Monitoriamo costantemente le aree infestate (prima, durante e dopo gli interventi) per rilevare non solo le informazioni utili per una risposta adeguata al problema, ma anche per verificare la “risposta” degli ospiti colpiti e documentare i risultati ottenuti.

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