larva di crittolemo (Cryptolaemus montrouzieri)

Crittolemo (Cryptolaemus montrouzieri): la coccinella nostra alleata

Orlando Vezzoli (dottore, smarTrees srl), Riccardo Paganini (forestale, smarTrees srl)

Il crittolemo (Cryptolaemus montrouzieri) può veramente aiutarci nella lotta alla temibile cocciniglia del pino? Andiamo per gradi. E’ ormai noto come la cocciniglia del pino, Toumeyella parvicornis, provenga dall’America centrale. Si tratta di un insetto che si nutre della linfa di diverse specie di pino. La cocciniglia (anche nota come cocciniglia dei Caraibi o cocciniglia tartaruga) è stata introdotta accidentalmente in Italia, nella ragione Campania, nel 2014. A partire dal 2018, la cocciniglia del pino è comparsa anche nel Lazio. Come ogni insetto alloctono, non avendo competitori naturali come predatori e parassitoidi, in Italia si è diffuso velocemente, formando a volte infestazioni tali da compromettere la vitalità delle piante e causando disagi dovuti all’abbondante produzione di melata (sostanza zuccherina prodotta dall’insetto che va a imbrattare le superfici sottostanti alla chioma).

Al momento, i trattamenti endoterapici, ossia somministrazioni di insetticidi nel sistema vascolare della pianta, sono la soluzione principale per contenere le popolazioni di cocciniglia del pino.

Chi è il Cryptolaemus montrouzieri?

Quando si è trattato di cercare un potenziale agente di controllo biologico per Toumeyella parvicornis, sono emersi i nomi di due insetti: il crittolemo (Cryptolaemus montrouzieri) e un imenottero (Metaphycus flavus). Il primo è una coccinella polifaga predatrice di cocciniglie, che fu introdotta in Italia nei primi anni del 1900, in uno dei primi tentativi storici di lotta biologica per contenere le infestazioni di Planococcus citri, il cotonello degli agrumi. Il secondo è un parassitoide autoctono facente parte della famiglia degli encirtidi. Entrambi purtroppo non sembrano in grado di contenere significativamente le popolazioni di cocciniglia del pino in Campania.

Tuttavia ci sono alcune considerazioni da fare. Non vi sono studi recenti sulla distribuzione e l’adattabilità del crittolemo al clima in Italia. Da diverse fonti è possibile comunque evincere che in alcune aree la coccinella sia ormai insediata stabilmente. Inoltre, sarebbe opportuno verificare l’efficacia del crittolemo come metodo di lotta biologica inondativo. Tale impiego non dovrebbe basarsi sull’eventuale adattabilità dell’insetto all’ambiente, ma sulla sua efficacia in un determinato periodo di tempo, se distribuito intensivamente in un’area. Questa verifica sembra avere ancora più interesse in Lazio. Nelle campagne circostanti Roma (dove la Toumeyella è maggiormente diffusa) non sono presenti grandi estensioni di agrumeti. In questa realtà il crittolemo potrebbe rimanere in loco e predare la cocciniglia presente sul posto, anziché preferire altre specie, come il Planococcus citri.

Crittolemo (Cryptolaemus montrouzieri) un alleato nella lotta contro la cocciniglia del pino
Crittolemo (Cryptolaemus montrouzieri): un alleato nella lotta contro la cocciniglia del pino (foto Di Pietro)

Possiamo impiegare il crittolemo per combattere la cocciniglia del pino senza dover usare i prodotti chimici?

La realtà dei fatti ci spingere a dire …. forse! E’ evidente come sia necessario verificare ancora la reale efficacia e la possibilità di ricorrere a lanci di crittolemo in realtà fortemente compromesse. Sicuramente si tratta di un utilissimo strumento di lotta. Le prime valutazioni sembrerebbero però indicarlo come più adatto ad una fase di mantenimento piuttosto che di primo contenimento (proprio per la ricerca non selettiva del predatore nei confronti della Toumeyella). Al momento attuale si è più portati ad immaginare un primo controllo con metodologie endoterapiche. Una volta ottenuto un primo abbattimento del parassita, si potrà modificare la strategia di controllo. Consolidato il contenimento si è portati a passare ad un approccio più ecosostenibile, ricorrendo appunto ad interventi colturali mirati e all’impiego di predatori naturali.

Altro punto rilevante è verificare la fattibilità economica dell’intervento, dato che le larve o gli adulti di crittolemo andrebbero distribuiti direttamente sulla chioma dei pini. Ai costi della fornitura dell’insetto stesso dovrebbero essere quindi aggiunti i costi per la distribuzione localizzata in chioma mediante piattaforme aeree.

In conclusione, è certamente auspicabile approfondire al meglio l’effettiva efficacia del Cryptolaemus montrouzieri nel contenimento della cocciniglia del pino. In questo senso Università ed Enti di ricerca pubblici e privati dovranno essere coinvolti in test sul campo.

smarTrees è da tempo coinvolto in progetti di ricerca volti a individuare nuove metodiche di monitoraggio e somministrazione e nell’ottimizzazione di protocolli a basso impatto che permettano di arrivare a risultati tangibili anche attraverso un uso ragionato del Cryptolaemus montrouzieri.

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