La cocciniglia aggredisce i pini di Roma

Come rendere difficile il “lavoro” della cocciniglia, ovvero cosa fare oltre i trattamenti fitosanitari

di Massimiliano Di Pietro (agronomo, smarTrees srl)

Abbiamo già detto in altri articoli che la cocciniglia tartaruga è un parassita “alieno”, arrivato solo da pochi anni in Italia. Per questo motivo ancora non ha predatori naturali in numero tale da contenerne l’avanzata impetuosa.

Però siamo in grado di applicare i principi generali della lotta alle malattie delle piante. Si passa dal monitoraggio alle corrette pratiche colturali.

Abbiamo osservato la dinamica dell’infestazione su centinaia di alberi, ed è evidente che nelle piante già stressate per altri fattori l’azione devastante della cocciniglia è molto più rapida e può diventare letale nel giro di un paio di anni.

Ecco alcune buone pratiche che possono contribuire a mantenere i nostri alberi in forma e quindi sicuramente più resistenti all’attacco della cocciniglia.

La potatura

Purtroppo il problema della potatura dei pini a Roma è di lunga data. La maggior parte delle potature è troppo intensa e crea solo danni agli alberi così gestiti, ma è un discorso che magari affronteremo più avanti in un altro articolo.

Nel caso di alberi attaccati dalla Toumeyella, si suggerisce di intervenire solo con leggeri interventi di rimozione del secco e dei rametti troppo deboli. In questo modo si favorisce la circolazione dell’aria e della luce all’interno della chioma dell’albero, creando condizioni meno favorevoli allo sviluppo dell’insetto. MAI intervenire con potature troppo drastiche: queste indeboliscono irreversibilmente l’albero già stressato dall’attacco parassitario, accelerandone pericolosamente il ciclo di decadimento.

La concimazione

Il pino è un albero frugale, che cresce bene nei suoli sabbiosi dei nostri litorali. Non richiede particolari interventi con i classici fertilizzanti chimici da giardino. Anzi questi, che sono ricchi di azoto, tendono a rendere i tessuti vegetali meno “duri” e più suscettibili all’attacco di funghi ed insetti.

Smartrees da anni impiega mix di prodotti di origine naturale con azione stimolante per le piante e rigenerante per il suolo. 

Si tratta di prodotti a base di 

  • sostanza organica umificata (Leonardite, ecc.) che ha un benefico effetto sulla struttura del terreno, migliorandone la ritenzione idrica, e creando condizioni ottimali per le radici delle piante e per i microrganismi del suolo;
  • aminoacidi di origine naturale. A differenza dei concimi azotati di sintesi, sono prontamente utilizzabili sia dalle piante che dai microrganismi del terreno.
  • estratti di alghe: oltre a contenere carboidrati complessi, sono ricchi di microelementi e di ormoni vegetali (auxine e citochinine). Hanno un effetto rinvigorente sulla vegetazione.

A questi aggiungiamo sempre un pool di microrganismi del suolo benefici che con la loro azione rendono più facilmente disponibili i nutrimenti alle radici delle piante ed inoltre contrastano l’azione di colonizzazione dei funghi patogeni.  

Le due categorie di prodotti (biostimolanti e microrganismi benefici) vengono sempre distribuiti insieme, così che una esalti l’azione dell’altra.

Smartrees, oltre a scegliere prodotti della migliore qualità, cura nel dettaglio anche la modalità di somministrazione: i prodotti, diluiti in acqua, vengono distribuiti in prossimità delle radici assorbenti degli alberi, iniettando la soluzione con l’ausilio di pali iniettori. Si tratta di strumenti appositamente disegnati per distribuire i prodotti in profondità, laddove sono effettivamente necessari.

L’irrigazione

Il pino è una pianta assai resistente alla siccità e, di norma, non richiede irrigazioni nel periodo estivo. Anzi un eccesso di umidità nel suolo è sicura causa di attacchi fungini agli apparati radicali.

Sicuramente i vostri pini si gioveranno di qualche raro intervento irriguo nel periodo più caldo, ma non abusatene mai.


Vi invitiamo a rivolgetevi a professionisti in grado di analizzare il vostro problema e decidere la migliore strategia da adottare. L’intervento non è sempre lo stesso, diffidate da chi vi dice che basta semplicemente fare un trattamento chimico. E’ necessario stabilire a che punto del ciclo si trova il parassita, qual è il vigore vegetativo dell’ospite, analizzare il contesto, verificare la presenza di altri alberi colpiti nelle vicinanze, studiare le caratteristiche del sito per scegliere la soluzione più economica, che allo stesso tempo garantisca le migliori percentuali di successo.

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